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La cronaca in tv

Ormai da diversi anni ogni volta che viene commesso un crimine, soprattutto se si tratta di omicidi, la tv generalista lo considera un vero e proprio affare. Ore e ore di trasmissioni in cui vengono intervistati parenti e conoscenti delle vittime, vengono intervistati addirittura i sospettati. Un vero e proprio show della morte. I vari programmi, presenti in particolare su RAI e MEDIASET, invitano opinionisti e presunti esperti per blaterare sulle cause di un determinato crimine. Si scava nel dolore, si inquadrano visi in lacrime. Tutto ciò per attirare una certa fetta di pubblico che a causa di bassa cultura generale, crede che quel tipo di informazione sia quella seria. Stare 3 ore ad ascoltare la Barbara D’Urso di turno intervistare per l’ennesima volta il genitore di un figlio ammazzato, per molti italiani significa informarsi. E’ una questione culturale, generazionale. Nel momento in cui viene commesso un omicidio, dovrebbero essere le forze dell’ordine e i magistrati ad occuparsene, non pseudo giornalisti e conduttori tv di lega B. Trovare i colpevoli dei crimini non è compito della tv. Maccio Capatonda, comico noto sia sul web che in televisione, ne fece un film di questa strana e sadica usanza di usare il dolore delle persone per fare ascolti televisivi. Ogni volta che purtroppo viene ammazzato qualcuno, le tv generaliste hanno mesi e mesi di programmazione assicurata: inchieste, interviste, approfondimenti… Con i parenti delle vittime, giustamente scioccati da ciò che stanno vivendo, che si ritrovano protagonisti involontari di uno show. Spesso gli stessi parenti delle vittime vengono criticati per le troppe apparizioni, ma spesso , forse, non sono nemmeno abbastanza lucidi per rendersi conto di essere caduti nella trappola tesa dai media.

Soprattutto le persone anziane seguono questi programmi, spinti in genere da una morbosa morale religiosa che prevede il bisogno di soffrire, di sentire parlare di persone che soffrono, di interessarsi alla sofferenza. Per i credenti passare le giornate davanti alla tv ascoltando di crimini efferati e indignarsi per i vari dettagli scabrosi, come il numero di spari o di coltellate inflitte dal killer, significa essere una brava persona.

Nell’epoca del politicamente corretto, dove si cerca di sottolineare la differenza tra omicidio e femminicidio, portando in risalto statistiche che puntano il dito contro gli uomini, le tv hanno ancora piu’ carne da mettere a cuocere. Oltre al racconto del crimini c’è la narrazione dei crimini degli uomini contro le donne. Come se il sesso della vittima rendesse l’uccisione piu’ o meno grave.

Questa è la deriva presa dalla tv italiana da diversi anni, ma per fortuna la stessa tv ha sempre meno ascolti.